Webinar – Public speaking e storytelling

Webinar – Public speaking e storytelling

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Parlare in pubblico è una sfida praticamente per chiunque, ma nel mondo del lavoro, volenti o nolenti, spesso bisogna confrontarsi con la necessità di dover presentare progetti, relazioni e molto altro a colleghi, fornitori, o clienti. Quando si parla ad un pubblico, però, non basta solamente enumerare una serie di fatti, dati, nozioni o informazioni fini a sé stessi, ma è necessario anche prendere degli accorgimenti per fare in modo che il messaggio che vogliamo trasmettere arrivi al nostro pubblico, ma soprattutto perché quello che diciamo venga ricordato.

Per il webinar Public Speaking Through Storytelling l’ospite di The Language Center è stata Amy Fowkes, attrice teatrale newyorkese trapiantata a Firenze, dove si è specializzata nell’insegnamento della lingua inglese, sfruttando la sua precedente carriera sul palco per dare ai suoi allievi gli strumenti necessari per parlare in pubblico in inglese con sicurezza, e trasmettendo un messaggio in modo che venga ricordato.

Il potere delle storie: le emozioni

Già dal titolo del webinar condotto da Amy Fowkes, possiamo capire che il focus della modalità che consiglia per parlare in pubblico è quella di raccontare una storia, ma perché le storie sono così importanti? Per quanto probabilmente non ce ne rendiamo conto, siamo circondati da storie, e ne leggiamo, ascoltiamo o guardiamo in qualsiasi momento. E infatti, tendiamo a ricordarle, mentre tendiamo a dimenticare molto facilmente delle sequenze di dati o numeri isolate, senza che siano circondate da un contesto.

Questo accade perché il cervello umano tende a ricordare le emozioni: se pensiamo ai nostri ricordi d’infanzia, quelli più vividi sono quelli caratterizzati da una forte emozione, sia questa positiva o negativa. Le emozioni sono gestite dall’amigdala, una parte del cervello profondo che non si attiva quando ascoltiamo una serie di dati ed informazioni, ma si attiva invece quando ascoltiamo una storia, insieme a molte altre aree cerebrali. Quindi, ecco spiegato in modo molto semplice perché, se vogliamo che il nostro pubblico ricordi il nostro messaggio, dobbiamo presentarlo in un certo modo, e coinvolgere le emozioni di chi ci ascolta.

Come costruire e raccontare una buona storia?

Quindi, dire di coinvolgere emotivamente chi ci ascolta sembra semplice, ma come si può fare nel concreto? Innanzitutto, bisogna cominciare con la costruzione della nostra storia, tenendo presente che questa deve comporsi delle sue parti fondamentali, ossia di un inizio, di uno svolgimento, e di una conclusione. Quando ci caliamo nell’ambito lavorativo, quest’ultima parte generalmente consiste nella presentazione delle conclusioni di un report, oppure di una call to action, tramite la quale il pubblico viene chiamato ad agire concretamente.

Una volta costruita la presentazione del proprio messaggio, però, sarà anche necessario riuscire a trasmetterlo in modo efficace al proprio pubblico. Come abbiamo detto, bisognerà riuscire ad attivare l’amigdala di chi ci ascolta, ma nello stesso momento in cui ci si trova a parlare in pubblico, bisognerà anche essere consapevoli del proprio corpo, della propria voce, e del modo in cui si sta parlando. Infatti, per raccontare una storia non servono solo le parole, ma il nostro messaggio è veicolato anche dall’uso della nostra voce, oppure ancora dal linguaggio del corpo.

Proprio riguardo a quest’ultimo punto, noi tutti tendiamo a fare delle supposizioni sulle persone in base a ciò che ci trasmettono con il loro corpo. Ecco che, ad esempio, la nostra postura può farci apparire come sicuri di noi stessi, o, al contrario, insicuri, così come presentare i palmi delle mani aperti mostra che non abbiamo nulla da nascondere, e porta istintivamente i nostri interlocutori a percepirci come affidabili.

Allo stesso modo, è anche necessario utilizzare correttamente la voce, specialmente se stiamo parlando in una lingua straniera. Chiaramente, dobbiamo avere le competenze linguistiche che ci permettano di farci capire in modo chiaro da chi ci ascolta, e di veicolare il nostro messaggio correttamente e senza errori, ma sono necessari anche altri accorgimenti, per fare in modo che le nostre parole siano coinvolgenti, e non portino il nostro pubblico ad annoiarsi e a non ascoltare ciò che abbiamo da dire. Dunque, dovremo parlare in modo chiaro, con una velocità adeguata, enfatizzando le parole e i concetti che vogliamo che vengano ricordati, anche ricorrendo all’utilizzo di pause ad hoc. In tutto ciò, ha una particolare importanza anche la pronuncia, alla quale bisogna fare attenzione quando si parla in una lingua straniera.

In particolare, la pronuncia si compone di suono, intonazione e ritmo, e se i primi due elementi possono essere simili tra italiano ed inglese, è importante essere consapevoli del fatto che il ritmo dato alle frasi in queste due lingue è diverso, e nel racconto della nostra storia sarà necessario tenere in considerazione questo aspetto e sfruttarlo nel modo corretto.

Quindi, da quello che abbiamo appreso grazie ai preziosi consigli di Amy Fowkes, possiamo riuscire a trovare una modalità per presentare i nostri contenuti all’interno di un ambiente di lavoro senza che si tratti della semplice lettura di un report, ma che vada a dare un contesto, un filo logico ed uno svolgimento alle informazioni e ai dati che vogliamo presentare, e che faccia in modo che i nostri interlocutori si ricordino di quanto abbiamo presentato grazie al coinvolgimento delle loro emozioni.

Per sviluppare le proprie competenze comunicative in inglese, The Language Center offre il programma Your Way To International Business, grazie al quale professionisti ed aziende possono acquisire tutti gli strumenti necessari a comunicare in modo efficace in lingua straniera nell’ambito business, con lo scopo di creare una rete di relazioni durature, stabili e proficue a livello internazionale.

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